Biossido di titanio in nanoforma presente nei prodotti solari

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SCCS/1516/13 – 22 Luglio 2013 – revisione del 22 Aprile 2014

Il crescente uso di sostanze chimiche in forma di nanoparticelle, i cosiddetti  nanomateriali, utilizzati come ingredienti in una vasta gamma di prodotti di consumo, ha indotto il Comitato Scientifico per la Sicurezza dei Consumatori  ad effettuare  una nuova valutazione della sicurezza per la salute di un certo numero di sostanze, tra cui il biossido di titanio (TiO2). 

Il biossido di titanio, attualmente approvato e utilizzato come filtro UV nelle creme solari, è usato in forma di nanoparticella per rendere trasparenti creme e lozioni solari. I filtri solari contenenti tali nanoparticelle possono essere considerati sicuri? Le nanoparticelle si comportano in modo diverso rispetto a particelle di maggiori dimensioni della stessa molecola? Come vengono valutati i fattori di rischio?

CHE COSA SONO I ‘NANOMATERIALI’? COSA SONO LE NANOPARTICELLE DI BIOSSIDO DI TITANIO?

Il biossido di titanio è usato come filtro UV nei prodotti solari per proteggere la pelle dai raggi UV nocivi quando ci si espone alla luce solare. Particelle in forma ‘nano’ (chiamate anche “nanomateriali”, “nanoparticelle” o “materiali micronizzati”) si riferiscono a materiali di dimensioni molto piccole,  da 1 a 100 nanometri (un nanometro è un milionesimo di millimetro, ad esempio un capello umano è largo circa 80000 nanometri). Particelle molto piccole possono, tuttavia, essere anche dannose (vedi oltre).

L’uso di nanoparticelle di biossido di titanio come ingrediente per le creme solari può dirsi SICURO?

Sulla base delle prove scientifiche disponibili, il succitato Comitato Scientifico ha confermato che le nanoparticelle di biossido di titanio, utilizzate ad una concentrazione fino al 25% come filtro UV negli schermi solari, possono essere considerate sicure per la salute degli esseri  umani, quando applicate su una pelle  sana, integra o perfino scottata dal sole. L’etichettatura dei prodotti in questione non può mostrare questa concentrazione sulla confezione, ma i produttori devono comunque rispettare questo limite in base alla legislazione europea (Allegato III del regolamento comunitario sui prodotti cosmetici; regolamento CE 1223/2009). Gli ispettori delle autorità pubbliche devono essere  in grado di eseguire un controllo in qualsiasi momento. La valutazione della sicurezza si basa naturalmente sulle conoscenze scientifiche attuali,  che dimostrano che il biossido di titanio non penetra attraverso la pelle né in forma nano, né in forma non- nano. Questa conclusione dovrà essere rivista se si dovesse giungere a nuovi  risultati scientifici che dimostrino che le nanoparticelle si comportano in maniera diversa.

SICURO, MA. . .

Sappiamo già che l’inalazione di alcune sostanze in forma di  nanoparticelle può portare a tossicità polmonare e ad infiammazione delle vie respiratorie.  Alcuni test mostrano che certi nanomateriali, quando inspirati, possono essere addirittura cancerogeni. In considerazione di ciò, il CSSC sconsiglia di utilizzare nanoparticelle di biossido di titanio in formulazioni che comportino l’inalazione anche accidentale,  come in prodotti in polvere o prodotti spray. Esiste un fattore di rischio, molto basso, per la pelle o per gli occhi: reazioni fastidiose o dolorose come eczemi, rash cutanei, secchezza della pelle o episodi di sensibilizzazione cutanea (reazione allergica come risposta immunitaria) possono essere causati  dalla esposizione a questi nanomateriali. Non esistono ancora informazioni esaustive, invece, su una eventuale tossicità nella sfera dell’apparato riproduttivo maschile o femminile, ma alcune indagini scientifiche suggeriscono che i nanomateriali di biossido di titanio, qualora riuscissero a penetrare all’interno del corpo umano, potrebbero causare danni al materiale genetico delle cellule (ad esempio, danni alle cellule in alcuni organi che potrebbero  provocare il cancro e danni alle cellule degli spermatozoi che potrebbero condurre alla sterilità).Tuttavia, tali effetti sono del tutto improbabili attraverso la sola applicazione cutanea.

Le nanoparticelle di biossido di titanio possono anche agire, in alcuni casi, come un fotocatalizzatore. Ciò significa che possono reagire con i raggi UV e accelerare una fotoreazione causando ossidazione di alcune molecole biologiche e generare così la comparsa di radicali liberi. Quest’ultimo aspetto potrebbe potenziare gli effetti tossici di cui sopra. Va detto comunque che non tutte le particelle di biossido di titanio utilizzate nei prodotti cosmetici hanno questa proprietà. Quando opportunamente rivestite, le nanoparticelle non consentono alcuna reazione di fotocatalizzazione e mantengono inalterata  la loro funzione di filtro UV.

Ad ogni modo, alle aziende produttrici di creme solari viene raccomandato di evitare l’uso di nanoparticelle di biossido di titanio che abbiano una attività fotocatalitica, oppure di trattare la superficie di tali nanoparticelle correttamente con un materiale di rivestimento stabile e sicuro.

NUOVE SFIDE NELL’ACCERTAMENTO DI EVENTUALI  RISCHI LEGATI ALL’USO DEI NANOMATERIALI

Il parere del CSSC qui riportato fa riferimento ai materiali di biossido di titanio appena rivisti dal CSSC e alle sostanze con caratteristiche simili per dimensioni, purezza, rivestimento e solubilità. Poiché le metodologie per valutare le proprietà dei nanomateriali in generale sono ancora in fase di sviluppo, potrebbe rendersi necessaria l’acquisizione di ulteriori dati, prima di poter giungere ad una piena valutazione dell’impatto sulla salute del titanio biossido in forma di nanoparticelle. Si tratta dunque di un processo tuttora in corso ed in costante evoluzione.

Il CSSC ha pubblicato alcuni documenti di orientamento sulla valutazione dei rischi dei nanomateriali nei cosmetici (CSSC / 1484-1412 e CSSC / 1524/13). Per completezza, va osservato che l’impatto ambientale a seguito di rilascio di nanoparticelle di biossido di titanio nell’ecosistema non è stato preso in considerazione in questo parere scientifico.

Per saperne di più

http://ec.europa.eu/health/scientific_committees/consumer_safety/docs/sccs_o_136.pdf

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Author: Gigas_aideco